Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility) e Mauro Schmid (Team Jayco AlUla): Assieme a un a sua volta lodevole Davide Ballerin, i due partono al chilometro zero e si fanno letteralmente tutta la tappa davanti fino ad arrivare a giocarsi il successo in uno sprint che sorride a norvegese, ma che avrebbe potuto tranquillamente veder trionfare anche lo svizzero per l’impegno e la costanza che i due hanno messo nel tentativo sin dalle prime pedalate di gara. Ovviamente, ancora più speciale la vittoria per il norvegese che meno di un mese fa subiva la frattura della clavicola e sembrava costretto a dover rinunciare al Tour.
Mathieu van der Poel (Alpecin-Deceuninck): Terzo di giornata, quasi convinto ad un certo punto che in realtà stava andando a vincere, anche oggi il fenomeno neerlandese è grande protagonista senza risparmiarsi. Quasi perfetto nella gestione dei tempi per tutto il giorno, corre con grande coraggio e sull’ultimo muro piazza una progressione impressionante che per poco non gli regala un secondo successo che se continua così sembra difficile possa sfuggirgli, anche se le occasioni si fanno sempre più rare.
Gruppo dei big: Qualcuno l’avrà proposto per primo, che sia stato Healy, Vingegaard o Evenepoel poco cambia. Alla fine la decisione è arrivata sostanzialmente unanime e tutti hanno deciso di aspettare il campione del mondo. Per alcuni è buonismo, ma è anche l’immagine di un ciclismo pulito che fa dire che si vuole vincere perché si è il migliore, non per un episodio prettamente fortuito.
Israel-Premier Tech e Groupama-FDJ: Rimaste fuori dai tentativi decisivi, sono queste due squadre a provare a inseguire, ma inspiegabilmente lo fanno sempre alternandosi davanti, senza supportarsi a vicenda in una azione che a quel punto potrebbe essere molto più efficace, oltre che potenzialmente invogliare anche altri a credere che una rimonta sia possibile. Tanti sforzi per niente.
Quinn Simmons (Lidl-Trek): Anche oggi dimostra di avere grandi gambe, ma ancora una volta sbaglia i tempi, forse sopravvalutandosi. Il talento americano sembra essere finalmente al livello che ci si aspettava da lui prima delle polemiche e di alcune stagioni complicate, ma in questo Tour de France sembra non trovare mai la giusta combinazione per portarsi a casa il malloppo.
Odiatori online: Qui non si tratta neanche di avere un obiettivo, ma ormai è solo il gusto di insultare. Come successo la scorsa settimana a Bryan Coquard, “colpevole” di aver fatto cadere Jasper Philipsen, stavolta tocca a Tobias Johannessen subire l’ondata di odio e minacce per il suo contatto con Tadej Pogacar. Peccato che, anche in questo caso, il diretto interessato, la sua squadra e tutti quelli che hanno un briciolo di buon senso non vedono nessuna colpa nel suo gesto. Succede, purtroppo. Fa male (poteva farne peraltro molto di più), ma incidenti di questo tipo possono capitare, fanno parte del gioco (e peraltro, anche se ci fosse colpa, insulti e minacce non ci starebbero comunque)